Poche e frammentarie sono le documentazioni che permettono di redigere in modo coerente ed organico la vera storia di Bourcet e del suo borgo principale Chasteiran; tuttavia, mettendo insieme tutto ciò di cui si è a conoscenza, conservato nelle chiese , nelle biblioteche, nell’ Archivio di Stato e negli archivi comunali, è stato possibile tentare una ricostruzione attendibile e logica.

Il primo documento in assoluto in cui il villaggio di Bourcet compare citato è l’ antico Pinayroli Charta o Cartario di Pinerolo conservato presso la Biblioteca Civica Camillo Alliaudi della città piemontese.

A pagina 166 del testo viene citata la località Borsetto facendo riferimento ad una permuta di beni immobili avvenuta nell’ anno 1269 tra Alboino, abate di S. Maria in Pinerolo e Ulberto Aurucio e suo figlio Pietro.

Questi ultimi pare fossero esponenti di spicco della nobiltà località locale che avessero assunto l’ impegno di “ civilizzare” e di “attivare” le vallate del pinerolese.

<……..item si homines dictorum domini Uberti et domini Petri et eorum successo rum qui sunt uel ferint in Bosco Aiarum (attuale Castel del Bosco) uel in Borseto (attuale Bourcet) uel in Vilareto (attuale Villaretto) offenderent uel aliquid contra jus committerent apud Petrosam (attuale Perosa) uel eius districtu….>

Essendo il villaggio ascritto tra i numerosi beni della sudetta Abbazia, è assai probabile che esso già esistesse da tempo al momento in cui il monastero venne fondato nel 1064.

Infatti l’ 8 di settembre dello stesso anno, Adelaide di Susa, nipote del Re Arduino detto il Gabro, vincitore degli ultimi Saraceni che avevano occupato le valli alpine occidentali, convocò i frati Benedettini a Pinerolo regalando loro, come dote per l’ istituzione della nuova struttura, un gran numero di villaggi situati lungo i torrenti Chisone, Germanasca e all’ inizio della pianura.

La leggenda attribuisce la fondazione di Chasteiran a tre predoni saraceni che, per sfuggire alle truppe del Re Arduino che li stavano inseguendo, si stabilirono in quel misterioso e recondito vallone.

Avendo trovato su uno sperone di roccia, unico nel suo genere e strategicamente assai difendibile, una sistemazione definitiva essi poi rapirono tre donne dal fondovalle e misero in piedi i primi nuclei familiari di Chasteiran.

Il nome del borgo pare provenga dalla parola provenzale chaste o castigo: forse i tre fuggiaschi battezzarono così quella nera roccia circondata dai precipizi perché essa era diventata per loro un luogo di castigo e di espiazione.

Vien facile ed immediato, oggi che conosciamo la Storia, pensare che probabilmente Chasteiran conteneva già nella radice del suo nome il suo incredibile destino: infatti, cosa davvero unica, esso subì nell’ arco della sua esistenza ben tre complete distruzioni.

Sempre si narra che i cognomi di questi tre predoni fossero: Charrier, Talmon, Faure; cognomi che esclusivamente sono appartenuti per secoli a tutti gli abitanti del villaggio. Gli unici cognomi che si differenziavano da quei tre erano di fantasia ed appartenevano a bambini presi dai bourcettini in adozione dagli orfanotrofi. Questo, nel periodo che lo Stato Italiano devolveva denaro in premio a chi accoglieva i bambini abbandonati dalle madri nella tristemente famosa “ruota della vergogna”.

Si dice che con le 12 lire ricevute come ricompensa dallo Stato, una famiglia di Bourcet campasse per diverso tempo e poi avesse il vantaggio di avere braccia buone per i duri lavori nei campi: tutti i bambini adottati, infatti, erano maschi.

In merito ai Saraceni sembra che, in realtà, quelle orde di uomini dalla pelle molto scura e dalla grande crudeltà, che avevano con il terrore occupato le vallate montane, fossero invero abitanti della Corsica o della Bassa Provenza ( entroterra di Saint Tropez) alla ricerca di nuovi siti da conquistare e da sfruttare.

Pare che, leggende a parte, i primi insediamenti (presunti verso l’ anno 1000) avvennero nella parte direttamente soprastante Chasteiran in una località oggi chiamata Gran Serre. Di quelle abitazioni rimangono tuttora alcune tracce sotto forma di grosse petraie.

Solamente più tardi questi primi abitanti si spostarono verso il basso alla ricerca di luoghi più riparati, con il clima più mite e quindi più adatti alle coltivazioni.

Il borgo di Chasteiran si sviluppò lungo tutto il crinale di uno sperone di roccia granitica fatto a forma di sacca o di borsa.

Per questo esso prese il nome di Borseto e poi di Bourcet durante la lunga dominazione francese.

Durante il Medioevo Chasteiran, Bourcet e tutto il pinerolese entrarono a far parte della Marca degli Arduinici. Nella spartizione per la formazione delle marche, ad Adelaide di Susa, figlia di Olderico, rimasero Torino, Pinerolo e Susa: territorio in cui si insediò e su cui regnò a lungo.

Con il matrimonio contratto con Oddone di Savoia, Adelaide univa i territori piemontesi del padre Olderico con quelli alpini dei Savoia che la dinastia del marito possedeva sin dai tempi di Umberto I° Biancamano.

Con questo matrimonio la dinastia francese iniziava a progettare di espandersi in Piemonte.

Lungo tutta la parentesi medievale, Bourcet ed i suoi borghi(Chasteiran, Chezalet, Sappè, Casette ) conobbero un periodo di buona espansione sia dal lato abitativo che dal lato agricolo.

Essendo il terreno del vallone particolarmente sabbioso, ma anche assai ricco di sali minerali offriva agli abitanti la possibilità di coltivare con profitto patate, lenticchie, grano saraceno, orzo, avena segale.

Il suolo altamente drenante, (quindi senza ristagni d’ acqua), la pendenza naturale dei terreni (esposizione ideale al sole), il riparo dai forti venti del nord, garantivano ottimi e copiosi raccolti, mentre la parte di montagna esposta al Nord, coperta da legname di pregio (larici) forniva la materia prima per la costruzione di case e di mobili.

Si sviluppò quindi in Bourcet una popolazione prettamente agricola dedita poco all’ allevamento ed alla pastorizia, bensì alla coltivazione ed alla trasformazione.

L’ angusto ed irto sentiero che sin dall’ inizio si snodava incerto dal fondovalle verso Chasteiran, lentamente diventò una mulattiera assai frequentata e ben strutturata. La popolazione costruì muri di sostegno, pontini di attraversamento sull’ impetuoso torrente, ed una infinità di pose che servivano per riposare lungo il cammino e per appoggiare i carichi durante il trasporto.

Dopo un lungo periodo di relativa calma e di buona crescita, dovuto anche alla posizione nascosta e protetta del borgo, Chasteiran tornò ad essere protagonista all’ epoca delle guerre di religione che sconvolsero ed insanguinarono le valli del pinerolese.

Passato, come tutto l’ alto corso del Chisone (quello che un tempo si definiva la Val Pragelato) sotto l’ amministrazione dei Delfini di Vienne e poi, nel 1349, sotto il dominio diretto del Re di Francia, il piccolo villaggio vide prosperare tra i suoi abitanti il seme dell’ “eresia” ugonotta.

I protestanti che popolavano la Val Pragelato, a differenza di quelli residenti lungo i corsi del Pellice e del Germanasca, non erano Valdesi, bensì ugonotti o calvinisti,

L’ alta Val Chisone, infatti fino al 1713, non appartenne ai Savoia, ma ai Francesi e, come risaputo, la confessione valdese, per quanto di sicura origine transalpina, al di là dei confini sabaudi ebbe poco successo.

Nell’ inverno del 1690, nel corso della Guerra della Lega, Chasteiran andò incontro alla prima delle sue tre distruzioni che caratterizzarono tutta la sua storia.

L’ episodio, di cui furono protagoniste le truppe del famoso generale francese Catinat, venne ampiamente descritto dal curato di Traverses nel suo diario manoscritto:

<……… il marchese de la Coste ricevette l’ordine di incendiare Bourcet, Garnier, e la Clée che fu eseguito il 9 dicembre del 1690….>

Le truppe si accanirono particolarmente su due piccoli villaggi che stavano crescendo e che non furono mai più ricostruiti: la Tana e l’ Garabas che erano collocati lungo i tornanti che conducevano a Chasteiran e che rappresentavano il suo sviluppo verso il basso.

Oltre agli incendi, in quel periodo si scatenarono anche numerose epidemie (una epidemia di tifo petecchiale causò a Roure la scomparsa di numerose ed intere famiglie) che però fortunatamente non toccarono la comunità di Bourcet.

L’ elenco dei consoli reggenti di Roure dal 1700 in avanti fu molto lungo a causa della loro rotazione che avveniva ogni sei mesi.

Tra questi consoli compare anche uno Charrier, proveniente dal borgo di Chasteiran, e questo evento sta a dimostrare l’ importanza sempre maggiore che questo villaggio stava lentamente acquisendo nell’ economia della vallata.

Dopo l’ occupazione sabauda del 1708 sorsero numerosi problemi: la costruzione dell’ incredibile ed ambizioso Forte di Fenestrelle prosciugò le energie dei comuni della vallata. Il comune di Roure e tutti i villaggi limitrofi ad esso collegati dovettero fornire migliaia di tonnellate di legname per produrre la calce necessaria alla costruzione dei ciclopici bastioni del forte ( le pietre calcifere prelevate dai numerosi giacimenti della vallata, uno di questi era al Bergon nel territorio di Bourcet, venivano portate all’ ebollizione per smembrarsi e diventare calce).

Gli uomini di Chasteiran furono occupati per un lunghissimo periodo nel tagliare larici sul versante opposto al villaggio e trasportarli sino a valle dove venivano poi caricati e condotti a Fenestrelle.

E’ in questo periodo che, bisognosi di denaro fresco, i Savoia procedettero alla copiosa vendita dei titoli nobiliari.

Dagli scritti del tempo risulta che il 20 febbraio del 1756 venne concesso dalla famiglia sabauda il titolo di Conte di Bourcet ad un facoltoso e potente avvocato di Villafranca Piemonte, certo Gerolamo Bernardo Miglioretti, che pagò il titolo con la esorbitante somma di lire 6.500 (una cifra veramente folle per quei tempi!).

Risulta poi che questo Conte morì e la sua famiglia andò in estinzione senza mai esercitare attivamente sul territorio di Bourcet il potere a loro conferitogli.

Nel 1688, a Chasteiran fu costruita la chiesa su ordine del Re di Francia che stanziò ben 60.000 lire per la costruzione in totale di n. 26 chiese sparse in tutta la Valle. Questo per fronteggiare il dilagare del protestantesimo e per arginare l’ emorragia delle emigrazioni.

La chiesa di Chasteiran, edificata a strapiombo sul precipizio, fu dedicata alla Visitazione dell S. Maria Vergine alla cugina Elisabetta e 10 anni dopo, nel 1898, divenne sede parrocchiale a tutti gli effetti e vide passare nella sua storia ben 28 parroci. Molto preziosa, e di recente restaurata, la pala dell’ altare dipinta dal pittore Dufour: pittore di S. Jean de Morienne assai famoso all’ epoca e pittore uficiale del Re Sole.

Conclusasi la drammatica parentesi delle guerre di religione, che vide partire per l’ esilio svizzero-tedesco numerose famiglie di Chasteiran ( nel 1717 esistevano solo più 12 nuclei famigliari nel borgo) la comunità visse un lungo periodo di pace e di prosperità interrotto purtroppo dalle milizie austro-russe del generale Denisoff che nell’ anno 1699 misero a ferro e a fuoco il povero villaggio incendiandolo per la seconda volta.

Le terribili truppe della Seconda Coalizione(Inghilterra,Austria,Russia) risalirono da Torino verso la Val Pragelato, ma giunte a Fenestrelle e non osando attaccare il paese per via del forte ben munito di uomini e munizioni, si abbandonarono a saccheggi ed incendi in tutto il territorio circostante.

Chasteiran fu ricostruito ed iniziò per il villaggio un percorso di sano sviluppo che durò moltissimi anni e che lo portò ad avere, nell’ arco del periodo che andò dal 1872 al 1891, il massimo momento di esplosione demografica.

Fino al 1930 l’ economia di Bourcet, e quindi anche di Chasteiran, fu improntata sul più rigoroso autoconsumo. Gli abitanti, tramite i terrazzamenti costruiti con grande fatica nei luoghi più impervi, riuscivano a sfruttare pienamente tutti i lembi di terra disponibili creando una economia abbastanza redditizia ed una alimentazione sostanzialmente bilanciata. Unico elemento di “ importazione”e di fondale importanza per il sostentamento era il vino: esso per motivi di altitudine non poteva essere prodotto in loco e quindi veniva comprato nelle botteghe e nelle osterie del fondovalle e trasportato a monte per mezzo degli uiro. Queste, erano pelli di pecora fatte bollire, pelate, rovesciate e fatte asciugare sul fuoco del camino alle quali venivano poi legate le cinque aperture delle gambe e della coda. Ognuna conteneva circa 50 litri di vino.

Più avanti moltissimi abitanti di Bourcet iniziarono ad acquistare piccoli appezzamenti di terreno siti nei dintorni di Perosa e di Pomaretto ed iniziarono a loro volta a produrre vino per tutta la famiglia. Ancora oggi nella zona di produzione del vino Ramìe esistono i capanni costruiti dai bourcettini.

Nei primi anni ’30 iniziò, purtroppo, il fenomeno dell’ abbandono del villaggio.

Tale processo ebbe inizio con la sempre maggiore attenzione che i suoi abitanti dedicarono alle fabbriche tessili e metalmeccaniche sorte nella parte bassa del torrente Chisone e alla conseguente decisione, una volta assunti, di trasferirsi nei centri di fondovalle con tutta la famiglia.

La Seconda Guerra Mondiale trovò in Bourcet un teatro di battaglia ideale. Proprio in virtù della distanza del villaggio dal fondovalle e dell’ angustia del vallone che ne consentiva l’ accesso, fin dall’ ottobre del 1943 a Chasteiran si era stabilito un nutrito presidio di partigiani autonomi della Brigata “ Val Chisone”. Dopo alcune scaramucce ed un grave episodio(nel quale la moglie tedesca di un capitano della Repubblica venne sequestrata e portata in prigionia nel borgo assieme ad altri ostaggi), la risposta dell’ esercito tedesco non si fece attendere.

Il 26 marzo del ’44 i nazisti, saliti da Mentoulles fino al Gran Col e di lì scesi verso il villaggio, infierirono contro tutte le abitazioni che trovarono sulla loro strada con inusitata violenza. Incendiarono le miande del Colet, del Vayer, del Gran Serre, di Serre Sap, e per ultimo dettero fuoco a Chasteiran che conobbe così il drammatico terzo incendio della sua incredibile ed avventurosa esistenza. Rimasero in piedi una sola casa, poiché isolata e non abitata, e la scuola.

Nella loro ritirata i partigiani, che avevano abbandonato il borgo per raggiungere la Val Troncea alcune ore prima dell’ arrivo dei tedeschi, fucilarono

per rappresaglia tutti gli ostaggi che erano detenuti a Chasteiran con l’ infamante accusa di spionaggio.

Questo fu l’ ultimo episodio che vide Chasteiran ed il Bourcet coinvolti in fatti di portata storica poiché, malgrado il villaggio fosse stato per l’ ennesima volta faticosamente ricostruito, nulla fu più come prima e nel breve volgere di un decennio esso si svuotò.

Oggi, a distanza di anni, poiché la storia è sempre giusta e riporta sempre l’ uomo alla sua realtà, questo luogo così bello e così struggente, che così tanto ha dato al cammino della nostra Valle, è lassù che chiede di essere da noi ascoltato e risarcito.

Sta a noi aprire il nostro il cuore e attivare le nostre menti per capire da che parte tira l’ imprevedibile vento della storia.

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